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Emozioni, queste sconosciute

Rifletto, penso, ragiono poi agisco… a volte no, a volte sì, a volte non va per niente come me lo sarei immaginata.

Il turbinio di ragionamenti che la mia mente può produrre è così incessante da mettere a dura prova anche i momenti di maggior attività delle mie giornate. Per fare chiarezza in questa incessante attività cerco di fare pulizia, cosa c’è sotto, sotto, proprio in fondo là dove non guardo così facilmente? La risposta è sempre la stessa. Ci sono io, o più precisamente SONO e basta. E sento. Le emozioni e i sentimenti mi accompagnano in questo andirivieni di entusiasmi, sconforti, riprese, delusioni e successi. Quanto conosco le mie emozioni, o andrebbe bene anche le emozioni in generale, perché alla fine dei conti, diciamocelo, sono loro che generano il terreno, l’habitat per tutti quei pensieri che ci fanno compagnia, ci assillano e che tante volte ci allietano ma altre sono dei veri e propri fardelli.

Cosa sono le emozioni. La parola emozione deriva dal latino, dal participio passato di emòvere, cioè tirar fuori, mettere in movimento, scuotere. Mi ha stupito quanta dinamicità racchiuda questo termine, anche perché in quanti si fanno così scuotere e muovere da quello che sentono? Passiamo la vita a rallentare il tempo di reazione tra quello che sentiamo e quello che agiamo, il risultato non è dei migliori. Pensiamo ad un bambino, ad un neonato, le sue emozioni non passano da nessuna censura, a cosa gli servono? E insinuo lo stesso dubbio anche a voi che leggete: a cosa vi servono le vostre emozioni? Non sto pensando ad un mondo di anarchia emotiva, ma alla possibilità che abbiamo di usare l’energia e il potere che abbiamo in noi grazie al fatto che sentiamo, ci emozioniamo, abbiamo movimenti interni che difficilmente riconosciamo, non sempre li usiamo, perdendo così l’occasione di soddisfare i nostri veri bisogni e di condurre una vita più soddisfacente e appagante.

Abbiamo già detto che l’emozione serve a creare movimento, essendo più specifici, serve a mobilitarmi nella direzione che può rispondere al bisogno che l’ha fatta emergere. Ogni emozione porta un movimento tipico in relazione allo stimolo che ha contribuito a farla suscitare. Questo processo è più semplice da riconoscere se osserviamo gli animali. Pensate ad un cane o ad un gatto, paura, rabbia, tristezza, gioia, sorpresa, disgusto (emozioni primarie, P. Ekman, altri studi ne aggiungono altre, ma restiamo sul semplice) sono evidenti nel suo comportamento, ma non sono così evidenti invece a noi stessi che le proviamo. Questa difficoltà deriva da una insufficiente educazione emotiva, non è semplice crescere e camminare tra gli adulti mentendo il contatto con il proprio essere più sensibile, vulnerabile ma che gode anche di energia inesauribile. Imparare a integrare le emozioni nella propria vita credo sia un arte, che richiede pazienza, volontà, voglia di cambiare punto di vista ed essere disposti a perdere qualcosa, lasciarsi alle spalle un po’ di zavorra e camminare su sentieri più complessi dei soliti, ma che hanno in serbo sorprese e meraviglie.

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